Membro della giuria della Mostra del Cinema di Venezia, il regista di Cavallino-Treporti Alessio Nardin ha partecipato recentemente, invitato dall’Unesco come relatore, ad un convegno mondiale a Dubai nell’ambito del Festival Internazionale del Monodramma. Ad agosto sarà in Brasile e, a settembre, in Egitto. La sua è la straordinaria storia di un sogno che si realizza e che lo porta in giro per il mondo. Senza mai dimenticare la sua terra.
Alessio, com’è nata la passione per la regia e per il teatro?
«Ho cominciato a fare teatro a 12 anni, alle scuole medie, con I Rusteghi di Goldoni. Ero convinto di essere timido e, quando il prof ci ha proposto la sua idea, ho deciso che dovevo far parte di quel progetto. Insomma, una sfida con me stesso…».
Poi che è successo?
«Ho proseguito il mio percorso scolastico, mi sono laureato in ingegneria ed ho iniziato a fare il ricercatore all’università di Padova. Insomma, una carriera sicura; ma, ad un certo punto, ho svoltato completamente ed ho deciso di dedicarmi a quello che più mi piaceva. Avevo 25 anni e molti progetti, ad iniziare dal teatro, affrontato però in maniera non tradizionale».
Direi che la sua è stata una scelta vincente…
«Sono stato fortunato e caparbio, questa professione mi ha permesso di fare incontri importanti ed esperienze straordinarie».
Come abbiamo descritto in premessa. E a Cavallino-Treporti?
»Mi guadagno da vivere lontano da qui, ma sto cercando in qualche modo di restituire quello che il territorio mi ha donato; e devo dire che, da questo punto di vista, ho incontrato un’amministrazione comunale molto sensibile. Da qualche anno sto seguendo “La piazza delle arti”, un festival di teatro che ci sta regalando davvero molte soddisfazioni».

